venerdì 9 novembre 2007

Non ce l'ho con i farmacisti...

In sintesi: il decreto Bersani sulle liberalizzazioni prevede che vengano venduti i farmaci anche nei supermercati. Ora un'estensione prevede che questi possano vendere anche i farmaci con obbligo di ricetta.

I farmacisti per contro hanno minacciato di tagliarsi i coglioni per far dispetto alle mogli. E se non basterà, bruceranno la propria casa per vendere la cenere.
Ovvero: hanno detto: "i farmaci con obbligo di ricetta li faremo pagare per intero (a quanto pare ne avrebbero, teoricamente, facoltà) e poi lasceremo che per il rimborso si arrangino i cittadini direttamente con le aziende sanitarie locali."

Con l'effetto che chi potrà, andrà al centro commerciale, in modo che insieme al pane e al latte si comprerà, se necessario, anche l'antibiotico. Chi non può o non vuole, andrà nelle farmacie degli ospedali, se possibile(*). Altrimenti sono pronto a scommettere che con la frase: "Ah, qui pago a prezzo pieno? Bene, allora vado in quella che c'è seicento metri più in là a sentire se anche loro hanno voglia di perdere un cliente", userebbero toni (e condizioni di vendita) molto più accondiscendenti di quelle che ora vengono paventate.

Probabilmente i farmacisti hanno pensato: i tassisti si sono incazzati,
e così le licenze non sono state liberalizzate e tanti saluti: adesso
ci incazziamo anche noi. Proviamo. Visto che finanziare i partiti non basta, ci incazziamo.

Guarda guarda: proprio nella puntata di domenica 4 Novembre 2007 di Report,
nella sezione "La cosa giusta", viene detto che i farmaci con obbligo
di ricetta vengono venduti alle farmacie degli ospedali anche con il
50% di sconto sul prezzo di listino. Quindi un antibiotico che costa al
pubblico 100 all'ospedale costa 50. Mi correggo, al MASSIMO costa 50.
Mi ero chiesto quanto fosse il margine su quei prodotti per la farmacia
privata: beh, non lo so, ma deve essere piuttosto alto.

Ora, siccome loro questo ragionamento non lo fanno (o meglio, lo fanno e non lo dicono), proviamo a farlo noi: per i farmaci con obbligo di ricetta ci vuole, ehm, la ricetta. Che viene scritta dal medico. Il farmacista non può e non deve cambiare la cura, per cui si limita a darmi quello che c'è scritto sulla ricetta. Ovvero a fare il distributore automatico. Casomai è per il farmaco da banco che mi rivolgo al farmacista di fiducia, per sapere se un prodotto è meglio di un altro, per sentire cosa mi consiglia stante la sua esperienza; infine, siamo in Italia, e siccome lo conosco ed è sotto casa, spero che non mi rifili una fregatura.

Infine non sopporto come il presidente di Federfarma, portavoce dei Farmacisti Titolari di Una Farmacia di Loro Proprietà, possa denigrare in tal modo i farmacisti privi di farmacia (del resto solo un degenerato potrebbe pensare di iscriversi a Farmacia se non possiede già almeno una Farmacia di Proprietà, no?). Mi spiego: è preoccupato perché nei centri commerciali potranno vendere anche il Viagra. Mi scappa da ridere. Nel centro commerciale c'è un farmacista, sarà un pezzente ma è sempre un farmacista. E per dare il Viagra il cliente dovrà avere la ricetta. Del medico. Quindi il problema dov'è?

Suvvia, la vita è lunga: un giorno la facoltà di comprare il Viagra al Conad potrebbe far comodo a tutti.

(*) NOTA: le farmacie comunali, in veste di Assofarm, avrebbero fatto quadrato con Federfarma. Se però sono del Comune, sono della Cosa Pubblica, e in quanto tali non prenderanno azioni restrittive per la cittadinanza.

Farmacisti contro i medicinali nei market "Dal 19 novembre potremo farli pagare" - economia - Repubblica.it

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2 commenti:

Drulo ha detto...

Premesso che non conosco la legislazione e quindi potrei dire un mucchio di cazzate, a Bologna le "Farmacie Comunali" NON SONO del Comune, ma di una societa' privata. Il Comune le ha vendute anni fa. Non credo che siano vincolate ad accordi particolari per agevolare la popolazione. Semmai, il CdA della societa' che le possiede potrebbe decidere di guadagnare alle spalle degli avidi concorrenti farmacisti... D'altronde, scusa Decio, mi sembra ingenuo aspettarsi che se fossero state "della Cosa Pubblica" [...] non avrebbero preso "azioni restrittive per la cittadinanza." Semmai il contrario...

Decio Biavati ha detto...

Ok. Allora l'unica speranza rimane lo spirito concorrenziale (leggi: avidità) dei farmacisti.
Ovvero: dormirò sonni tranquilli, perché so che il mio peggior nemico veglia su di me.